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"In volo con i P3 Flyers"
11 Marzo 2009 -
aeroporto di Locarno, Svizzera
tratto da "In
volo con i P3 Flyers", Rivista Aeronautica (N° 6-2009)
“P3 Flyers”…“1”…”2”…”3”…”4”…”5”. La radio gracchia
nelle mie cuffie con in sottofondo il frastuono del motore. Via alla check
list per il decollo e al controllo comandi. Timone di coda ok…alettoni e
piani di coda ok…
E’ una mattina soleggiata di inizio Marzo e sul piazzale dell’aeroporto di
Locarno (Svizzera) sono pronti a spiccare il volo i cinque Pilatus P3 della
pattuglia acrobatica svizzera “P3 Flyers”.
Mentre il mio pilota e gli altri scaldano i motori in attesa del decollo,
previsto per le 9.35, controllo le impostazioni della mia Nikon e regole le
cinture del mio seggiolino, non potendo fare a meno di notare quanto
spazioso sia il cockpit di questo robusto aereo.
Rulliamo per qualche minuto sulla taxi che collega il piazzale alla pista,
posizionata dall’atro lato dell’aeroporto e attendiamo un PC6 della Forza
Aerea Svizzera in finale (l’aeroporto di Locarno è infatti sia civile che
militare).
Ricevuto l’ok dalla torre, portiamo al massimo la manetta e in pochi secondi
siamo già in volo in direzione del lago.
Il programma accordato durante il briefing a terra prevede circa mezz’ora
di volo in formazione a bassa quota dedicata alla sessione fotografica e
infine una display sull’aeroporto secondo il tipico programma di volo
svolto nelle manifestazioni.
Oggi però non sono l’unico ospite a bordo dei P3 Flyers. Infatti su altri
due velivoli del team sono presenti due rappresentanti dell’UFAC (Ufficio
Federale Aviazione Civile), ex piloti militari, che, all’inizio di ogni anno, hanno il compito di certificare il
programma di volo della pattuglia acrobatica che sarà eseguito in tutti gli
eventi della stagione.
La giornata è fantastica e il lago con le montagne ancora parzialmente
innevate rende il volo e il servizio fotografico veramente emozionante.
Ci stacchiamo dalla formazione e iniziamo a compiere passaggi vicino agli
altri quattro aerei per riprenderli in varie posizioni, assetti e quote.
Le istruzioni che impartisco per le riprese ad Ezio, il mio pilota, sono
veramente poche: sa muoversi rapidamente e perfettamente attorno alla
formazione degli altri quattro P3, fornendomi sempre nuove angolazioni e
spunti per le mie immagini.
I trenta minuti a disposizione per la sessione fotografica passano in
fretta e la torre di Locarno dà l’autorizzazione al team a svolgere il
programma acrobatico sull’aeroporto.
Tutti gli apparecchi prendono posizione per eseguire la prima figura. Sul
cockpit, del tutto uguale a quello del Vampire (progettato appositamente
per facilitare la transizione dei piloti militari dall’addestratore al
jet), l’altimetro e l’anemometro – espressi in metri e in Km/h – indicano
rispettivamente poche decine di metri dal suolo e una velocità compresa tra
i 250 e i 300 Km/h. Tre…due…uno…via alla display.
L’esibizione in volo dei P3 Flyers viene svolta in circa 15-16 minuti:
comprende diverse figure in formazione (a “diamante”, a “delta”),
intervallate da figure acrobatiche effettuate dai due solisti quali tonneu,
looping e alcuni passaggi in formazione di due/tre velivoli in “coda”, a
“specchio” e a “catena”.
Tutte le comunicazioni vengono date mischiando l’italiano, il francese e il
tedesco secondo il “bambini code”. Questo codice era stato introdotto negli
anni ’40 nella forza aerea svizzera e veniva utilizzato dai piloti per
rendere più difficile la comprensione dei messaggi nel caso fossero stati
intercettati dal nemico.
Per tutta l’esibizione non faccio che apprezzare l’estrema precisione del
team in tutte le manovre, anche quelle più “al limite” dove si toccano i
4.5 g. Non è cosa facile infatti eseguire figure del genere con un
aeroplano che ha un peso effettivo di gran lunga superiore alle contenute
capacità di spinta del suo Lycoming GO-435-C2A2. Difetti compensati però, come
puntualizza Ezio una volta a terra, dall’armoniosità dei comandi e dalla
estrema facilità di manovra di cui sono dotati questi Pilatus ex militari
che ormai hanno alle spalle alcune decina d’anni di volo.
Rientrati in aeroporto ed eseguito un breve de-briefing, ci sediamo tutti a
tavola davanti a una bella pizza e scambiamo nel frattempo due
chiacchiere...
Proprio qui scopro che i P3 Flyers oltre ad essere molto bravi a volare
sono veramente simpatici. Tra una battuta e l’altra mi parlano della loro
passione per il volo e delle particolarità che contraddistinguono il loro
team.
Tutti i componenti, Andréa Lindi (Zero - Speaker), Marco Guscio (Uno –
Leader), Valerio “Vale” Caroni ed Ezio Gennaro (Due), Boris Comazzi (Tre),
Marc “Bear” Roth (Quattro – Solo), Gianbeato “Mani” Vetterli (Cinque –
Solo), Nicolas “Nick” Poncini (Sei – Ferry Pilot), Andrea Cavadini (Reserve
Pilot) hanno un’ampia esperienza su diversi velivoli acrobatici e volano
insieme ormai da una decina d’anni.
I Pilatus P3 del team svizzero, unica pattuglia acrobatica civile al mondo
equipaggiata con questo tipo di aeroplano, sono stati acquistati all’asta
negli anni ’90 poco dopo la radiazione dalla Forza Aerea Svizzera. Nessuna
modifica significativa è stata apportata negli anni successivi con
l’obiettivo di mantenere gli aeroplani tali e quali, dalla livrea alla
strumentazione, a quelli utilizzati dalle forze militari.
Più volte Marc e gli altri sottolineano che la loro prima di tutto è una
passione.
Il team è volutamente sprovvisto di sponsor ed è completamente autonomo ed
autofinanziato: le varie spese (non poco onerose) relative alla
manutenzione dei velivoli e più in generale all’attività globale sono
sostenute direttamente dai membri della pattuglia acrobatica.
Oltre che a trovarsi sui campi di volo di tutta Europa in occasione di
manifestazioni e raduni, organizzano insieme viaggi e gite di gruppo in
giro per il mondo e si trovano spesso anche al di fuori dell’ ”ambiente
aeronautico”.
Il brusio e le risate della simpatica tavolata continuano per diverso tempo
fino a quando arriva il momento di salutarci, ma non prima del “rituale del
schnupf”…
Ci posizioniamo in cerchio e stendendo le braccia al centro riceviamo sul
dorso della mano un po’ di tabacco al mentolo, intoniamo in tedesco una
canzone (poco educata mi dicono) e alla fine della performance canora
“sniffiamo” il tabacco. Chi l’avrebbe mai detto, ora posso raccontare di
aver partecipato ad uno dei riti più famosi utilizzati dai piloti militari
svizzeri.
Raggiunto ognuno il proprio mezzo - chi l’auto chi invece l’aeroplano –, ci
scambiamo le ultime strette di mano e ci diamo appuntamento alle prossime
manifestazioni del 2009.
Ad un tratto sento alle mie spalle il rumore inconfondibile dei motori di
due dei cinque Pilatus P3 in decollo e, guardandoli sparire all’orizzonte,
penso all’elemento che differenzia questa pattuglia acrobatica da molte
altre: la forte passione ed amicizia, binomio che sta dietro ad ogni
display di questo eccellente team.
Luca
G. Polidori
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